"L'idea che l'antiautoritarismo quasi congenito in una classe dirigente formatasi negli anni Sessanta (noi, insomma) abbia indebolito oltre il lecito, nelle famiglie e nelle scuole, anche ogni necessario principio di autorità, è tutt'altro che immotivata (...) Un carabiniere in ogni scuola e in ogni casa, oltre a essere un lusso che neanche lo Stato più ricco del mondo potrebbe concedersi, servirebbe forse a garantire più sicurezza. Ma scaricherebbe la coscienza degli adulti dal compito di occuparsi dei ragazzi: di essere noi i primi carabinieri, le prime autorità sanitarie ed etiche, senza divisa e senza potere di arresto, ma favoriti di una prossimità, e da un amore, che troppo spesso dimentichiamo di avere, dimentichiamo di usare." ( Michele Serra )
E' una bella riflessione quella che Serra fa su
La Repubblica. Credo che la società di oggi sia veramente eccessivamente antiautoritaria. L'antiautoritarismo non è di sinistra. E' di sinistra la difesa delle libertà personali e civili quando non vanno a massacrare le libertà degli altri o la stessa persona che compie l'atto. Un po' lo stesso fraintendimento che c'è quando si considera ideale di sinistra non il fatto che tutti abbiano le stesse possibilità nel senso che anche chi ha di meno possa avere come chi ha di più, ma che chi ha di più debba avere di meno come quello che ha di meno. In questo differente concetto di uguaglianza sta una grande spaccatura della sinistra e forse anche per questo gli ideali della sinistra faticano ad attecchire tra i giovani se non tra quelli che sono lasciati in balia di se stessi, gettati per le strade senza stimoli per migliorarsi e migliorare il mondo. Non credo sia di sinistra il proibizionismo. Io non credo nel proibizionismo. Ma che la droga sia un problema sociale non si può negarlo. E come tutti i mali della società va estirpato. A chi mi dice che la droga rappresenta lo stesso problema che abbiamo con fumo ed alcool e che l'unica differenza sta nel fatto che non fa parte del nostro "bagaglio culturale", io rispondo che non è vero. Il fumo non altera le capacità celebrali, l'alcool da molto meno assuefazione. Non è vero niente. Cerchiamo solamente di normalizzare un problema sociale di una gravità assoluta. Ormai è diventato normale parlare addirittura di cocaina come se fosse una cosa da tutti i giorni, pari a una bevuta di birra dopo cena. Io credo che il problema sia nella società in cui viviamo, in cui ci si concentra molto più sull'apparenza che sui contenuti. I genitori spesso non ignorano, nascondono ed accettano i disagi dei figli, quasi impotenti per non rovinare la propria immagine. I figli si ritrovano poi un giorno in mezzo ad una strada, incapaci di fare niente. E' la loro risposta al malessere della società, a quella società che non sono capaci di affrontare e a cui cercano di omologarsi. Ma se la società è società della droga, cosa deve fare chi non ce la fa? Quali sono le strade che gli si pongono davanti? Che società è quella che lascia ognuno a se stesso? Quando una situazione degradata diventa normalità nessuno si meraviglia più di niente. E tutti in giro con i paraocchi a far finta di niente, a non fare i perbenisti. Che il perbenismo non serve a niente, ma aiutarsi l'un l'altro serve eccome. Facciamo finta di niente fino a quando non si può più far finta di niente. E anche le forze dell'ordine fanno finta di niente, a volte perchè conniventi, a volte perchè la consuetudine diventa più forte della legge. Diciamolo chiaramente. Senza fare troppi calcoli posso asserire senza problemi che almeno l'80% della popolazione tra i 14 e i 50 anni fa uso di droghe. Di natura diversa ma ne fa uso. Ma voi siete mai stati in un Sert? Siete mai stati in una Comunità di recupero dalla tossicodipendenza? Avete mai visto la disperazione di quelle persone? La tristezza delle loro menti spente? La lotta per vivere contro se stessi? Voi li avete mai visti?